martedì 12 dicembre 2017

1a Maratona di Sanremo 10 Dicembre 2017

Classifica Maratona di Sanremo 2017
Sito Maratona di Sanremo

Dal gorgheggio dell'OrcoSmigol

Due orchi a Sanremo e non per cantare....
Non pago del risultato alla maratona di NY mi consulto col coach Sergio Benzio #sport2win e decidiamo di fare "due richiamini" e imbastire un'altra maratona.
Siamo ormai a fine stagione è la piu' papabile sembra essere Reggio Emilia ma il mio socio Andrea, diavolo tentatore OrcononSaAncoraBeneCosa mi propone la prima edizione della SANREMO MARATHON. Mentre ne parliamo al telefono facciamo scattare l'iscrizione attirati dalla location e, sicuramente, dal meteo piu' favorevole rispetto a Reggio Emilia.
Si aggrega da subito anche il nostro amico Candido Martino alla sua 303esima maratona e in partenza in primavera per la maratona in Antartide .
Partenza da Torino, Nichelino e poi Virle il sabato pomeriggio con il camper orco Elliot40 con l'obiettivo di arrivare nella città dei fiori per le 19 per il ritiro pettorali.
Il viaggio scorre senza traffico e senza intoppi con merenda del runner senza sosta tecnica per accelerare sui tempi.
Viaggiare con Candido è sempre un piacere: ti infonde serenità , calma ; ti smonta qualsiasi ansia da prestazione e poi il tempo passa a discorrere di corse in giro per il mondo,Kgb, esercito cinese , Polinesia .......

Il ritiro pettorali e' sotto il Casino' di Sanremo e orco elliot40 si divincola nei carrugi per arrivare alle 19.01 davanti allo sgabuzzino dove abbiamo la consueta accoglenza ligure (vedere post di aprile):
nemmeno un saluto e la sciura che ci dice che hanno chiuso la consegna dei pettorali (1 min di ritardo!!!!) dirà poi che per questa volta faranno la consegna anche se non proprio con grande cortesia.
Relegati nell'area camper a 4km dal centro ci prepariamo la cena del runner carica di carboidrati ma i miei due amici mettono il carico con birra, pane ,salame e gorgo mentre io passeggio per non vederli.
Dopo breve passeggiata alle 10.30 siamo gia' in branda e al mattino svegli gia' alle 6 e per le 7 alla ricerca di un filobus diretto in centro.
Molte le peripezie per il bus e alla fine assaltiamo un pandino con un giovane alla guida che spintaneamente ci offre un passaggio.
Alla fine e' piu' divertente e narrabile tutto quello che sta attorno alla maratona che non la gara stessa dove attraverso i 42.195 km accadono piu' o meno sempre le stesse cose; le crisi, i cagotti, gli amici, il meteo, il vento , i ristori ......
L'aria e' gelida e facciamo melina per la consegna della borsa al fine di rimanere vestiti fino all’ultimo e nemmeno a dirlo più si avvicina lo start e piu' il cielo si annerisce e iniziano a cadere le prime gocce.
Alle 9 il corteo viene dirottato dal casino' alla piazza dove avverrà la partenza .passando per l'ARISTON ;

grandi selfie con i due VIP: Moreno e Rosolino protagonisti vincitori della trasmissione tv OLTRE IL LIMITE in onda al sabato su ITALIA1 alle 11.30 con tanto di registrazione della puntata.
Si parte e non mi sembra vero che gia' ai primi metri il passo e' quello programmato.
Inizia subito il diluvio e ringrazio di avere, all' ultimo, cambiato idea sull' outfit e aver indossato il kway. Il percorso prevede un paio di avanti e indietro sulla ciclabile con una sorpresa al decimo km con l'entrata e un giro nella pista di atletica.
Poi ci sono le gallerie belle tiepide dove passava la vecchia ferrovia, all'uscita freddo e pioggia che mettono a dura prova i muscoli ormai anestetizzati ( ma perche' non ho messo i pant lunghi!!!!). L'unico neurone e' ormai congelato e salto un ristoro di acqua ma un "angelo" volontario ligure mi insegue e mi sporge un bicchiere, mi emoziono e penso sotto quell'acquazzone chi glielo fa fare di stare tutte quelle ore al nostro servizio.
Continua la corsa, il giro di boa dopo San Lorenzo e peccato per il meteo , impagabile la vista una volta a dx , una volta sulla sx del mare e del golfo .dopo il 30 esimo km mi sono tracannato due gel in maniera preventiva e riesco a gestire la crisi del 35, del 37 perdo qualche secondo ma riesco a recuperare posizioni e riprendo il mio ritmo, controllo il cruscotto e tutto pare sotto controllo passo e timer e siamo vicini alle tre ore.
La situazione al 40esimo e' seria mani congelate, piedi pesanti inzuppati di acqua e le gambe rigide dal freddo ma ormai ci siamo e cerco di non mollare per quegli ultimi due interminabili km e punto alla runner davanti a me riuscendo a passarla (scopriro' poi essere la seconda donna assoluta) , finalmente qualche anima viva che fa il tifo e il gonfiabile che si intravede. Ci sono , personal best centrato 3h 12'. Gran bella medaglia e impagabile metallina . Vengo indirizzato verso il ristoro finale e un altro "angelo" mi versa del te bollente e si offre di andarmi a ritirare la borsa al fine di potermi scaldare e cambiare.
Arriva anche Andrea OrcoNonsaancorabenecosa con i suoi sandali rastro in un ottimo tempo 3h27' con ancora i due piedi attaccati e non cosi' congelati (respect!!!!).
Il ristoro finale prevede ottima figassa , pandoro e  frutta e ci incamminiamo verso l'area di servizio.
Nemmeno l'ombra di bus e taxi e cosa vuoi che siano ancora 4km sotto la pioggia e nel giro di 5 minuti torniamo fradici come prima.
Dopo la doccia bollente si recupera Candido, fresco come una rosa, e si scappa verso Torino per evitare code e maltempo annunciato.
Il tratto da Albenga a Savona e' intasato e la fame si fa sentire; la cambusa e' abbastanza ben fornita ma non abbiamo il pane e ci tocca aspettare fino alla prima area di servizio in Piemonte per far scattare la merenda sinoira : salsiccia di Bra, salame, gorgo , prosciutto e torta al cioccolato di Orcobetta il tutto innaffiato con l'immancabile e inseparabile BIRRA : io quella leggera bionda da bambino, loro un triplo malto carpiato con densità modello ketchup; grande stomaco i miei soci !!!
A tal proposito mi fa piacere menzionare la prestazione di Candido qualche anno fa alla maratona di Praga in 2h48' con alla sera prima della gara abbuffata di gulash e birra nera!!!!
Meditate e meditiamo ORCHI!
Siamo Orchi e oltre alle gambe c'e' di piu'.....anche lo stomaco!
orchi smigol & Nonsaancorabenecosa

sabato 9 dicembre 2017

Training Circuito permanente Winter Cross Parco La Mandria - Venaria Reale(To) 9 Dicembre 2017


Video Training Cross La Mandria 2017
Foto Training Cross La Mandria 2017

Dal nitrito dell'OrcoPinoR
Nel mese di Novembre 2017 ci arriva la comunicazione dall^ESP UISP che al parco  "La Mandria" è stato costruito un circuito CROSS permanente aperto a tutti i runners.
Complimenti al presidente del Parco Luigi Chiappero per le iniziative a favore dello sport ed in particolare della corsa in natura.

Oggi 9 Dicembre 2017 decidiamo di provare il circuito con OrkoMekkaniko e OrcoUp&Down.
Lasciate le macchine a Druento fuori dall'area Parco, al sicuro dai mariuoli e vista Santa Claus, entriamo nel parco dall'ingresso Druento per poi portarci al Borgo Castello dove è stato realizzato il tracciato permanente. Sullo stesso sito era stato organizzato nel Novembre 2001 il "La Mandria International Cross".
Il percorso segnato con paletti Blu e Rossi si snoda per 2km. Il fondo del terreno è su una zona prativa scevra dalle zanne degli ungulati. Brevi e simpatici i  sali e scendi, e tutto sommato senza vere pendenze. Molto veloce. Si percorre sempre con i paletti blu sulla destra. Le bandelle bianche/rosse di plastica sparpagliate dal vento forte e dagli animali che di notte sono i veri signori del Parco.
Il 16 Dicembre 2017, nel pomeriggio, si terrà la prima gara inaugurante del cross.
Terminato il percorso decidiamo di provare la nuova strada, aperta ad Ottobre 2017, del Viale dei Roveri, che collega il Borgo Castello al Ponte Rosso.
Ritorniamo a Druento dopo 13km d'immersione nel parco, felici e soddisfatti,

sabato 25 novembre 2017

Bici Mtb Susa --> Colle delle Finestre(To) 22 Novembre 2017


Foto Bici Mtb Susa Colle delle Finestre 2017
Video Bici Mtb Susa Colle delle Finestre 2017

Dall'ululato dell'OrcoPinoR

L'idea dell'OrcoZoppo di mettere il naso al Colle delle Finestre 2200slm , in questo Novembre inoltrato, trova il mio entusiastico consenso.
Chissà se dopo la nevicata di qualche settimana fa' riusciremo ad arrivare al Colle delle Finestre, meta ambita di tutti gli appassionati delle due ruote.
Dopo un buon caffè Illy al bar di Borgone di Susa, riusciamo a partire da Susa, Piazza della Repubblica, per le 9.30. Il freddo è sopportabile, circa 5° sotto lo zero. ma sappiamo che il vallone di Meana fino a Colletto omonimo a quota 1500slm, sarà gelato.
Pendenza già difficili dall'abitato di Meana. Dal paesino in avanti non incontriamo anima viva, a parte un gruppo di cacciatori/raccoglitori con le machine parcheggiate a bordo strada.
Un cartello segnaletico indica che la strada per il Colle delle Finestre è tassativamente chiusa.
Al colletto di Meana una sosta. Dopo il colletto inizia la strada sterrata. Dopo qualche chilometro la prima neve. Temperature sotto lo zero termico. Il dubbio che non riusciremo ad arrivare al colle si fa' forte.
A quota 1800slm la neve copre tutta la sede della carrereccia, la pedalata diventa difficile.
A quota 1900slm ci arrendiamo. Si torna indietro. OrcoZoppo dispiaciuto. Il sottoscritto meno.
Pranzo al sacco all'agriturismo a quota 1800slm. Nello stesso luogo qualcun'altro ha consumato il suo desinare. Troviamo infatti alcuni resti di ossa animale presumibilmente residui di un pasto di Lupi, che qui al parco Orsiera-Rocciavrè sono ormai di casa.
Da quota 1800slm, seduti con il panino tra i denti, si notano evidenti le ferite che gli incendi, del passato Ottobre 2017, hanno causato alla montagna sulla sinistra Orografica della Valle di Susa.
I versanti della Rocca Romolea sono nere. Molto bruciata la zona prativa delle pendici. In cuor nostro speriamo che la flora si riprenda al più presto.
Discesa sulla neve con cautela, poi dal Colletto di Meana giù come dei missili.
Arrivederci alla prossima primavera caro Colle delle Finestre.

lunedì 20 novembre 2017

4° Trail del Balcone Biellese , Pettinengo(Bi) 19 Novembre 2017

Classifica Balcone Biellese 2017 - 21km
Classifica Balcone Biellese 2017 - 8km
Sito Trail Balcone Biellese

Dal racconto dell'OrcoMilug

Ancora un trail nel Biellese, ancora una levataccia, solita dose di sonno e freddo, ma tanto sono un orco!
“Tanto sono un orco”, me lo ripeto come un mantra quando arrivo a Pettinengo domenica mattina e ci sono zero gradi ad accogliermi. L’inverno si avvicina e si sente. La giornata è splendida, non una nuvola fa capolino e gli atleti vengono graziati da una giornata di sole e cielo terso, non così comune da queste parti.
Ci sono ben 450 iscritti ripartiti su tre tipi di percorso: il “large” di 37 Km, disl. 1400 mt, circa 70 iscritti; il “medium” di 21 km, disl. 1000 mt., circa 230 iscritti, valido come prova unica del Campionato Regionale Trail Fidal e lo “small” di 8 km, circa 150 iscritti.
Conscia dei miei limiti, decido che il percorso da 21 km mi basta ed avanza.
È il quarto trail che provo su questa distanza, ma è anche quello con maggior dislivello fino ad ora. Come arriverò dopo questi 1.000 mt di saliscendi nelle gambe? Arriverò?
Per farmi coraggio, penso alle gite alpinistiche fatte in estate: dislivelli maggiori, zaino pesante ed alta quota e mi dico che si, ce la posso fare. E poi sono un Orco! O almeno ci sto provando.
 Così, dopo il ritiro del pettorale, mi rifugio dentro al palazzetto del campo sportivo per scaldarmi, in attesa della partenza. I primi a partire sono gli atleti della 37 km, dopo un’ora tocca a noi.
Sparo dello starter e via, comincio a correre. Per fortuna l’inizio è in discesa e mi dà tempo di scaldarmi, senza mettermi subito alla prova su di una salita. Odio partire in salita, diciamocelo.
Il percorso è quasi tutto su sterrato, si attraversano boschi, salite e discese impegnative, alcuni scorci panoramici, non a caso si chiama Trail del Balcone Biellese.
Camminare e correre non sono la stessa cosa, me lo ricorda il mio cuore impazzito su alcune salite belle dritte, quelle che io chiamo gentilmente le “sputapolmoni” o “spakkakkuore”.
Perfido e allo stesso tempo astuto, il cameraman che ci attende proprio in cima ad una di queste: siamo tutti col fiatone, abbiamo rinunciato a correre e camminiamo il più velocemente possibile e lui sa che così non avrà bisogno dell’effetto rallenty, siamo già adeguatamente rallenty noi!
Il percorso è ben segnalato con bolli e frecce gialle, diversi i volontari lungo di esso e tre punti ristoro per la nostra distanza, per non far torto a nessuno, mi fermo a bere in ognuno di essi.
Primo, secondo e terzo bicchiere…ed il gonfiabile dell’arrivo si avvicina, un’ultima salita (odio anche gli arrivi in salita, si può dire?!) e sono salva!
“Tanto sono un orco”!

venerdì 17 novembre 2017

Ysangarda Trail - Cossato(Biella) 12 Novembre 2017

Classifiche Ysangarda Trail 2017
Sito Ysangarda Trail

Dal racconto dell'OrcoMilug

Dopo il Derthona Trail sui colli di Tortona e l’UTLO sul Lago d’Orta, mi sposto nel biellese per il mio terzo trail sui 20 km. Insomma un Orco in giro per il Piemonte!
È la 14° edizione di questo trail che offre tre possibilità, una 10 km non competitiva ed una 19 km e 30 km competitive. Circa 400 i runners presenti suddivisi sulle tre distanze, di cui ben 270 nella mia 19 Km.
Mi trovo alla partenza con due amiche, una correrà la 30 km e una la 19 km. Il freddo ed il sonno alla partenza si fanno sentire, ma poco dopo aver incominciato a correre tutto passa e la concentrazione si sposta sul respiro, mentre lo sguardo viene catturato dai paesaggi.
La 19 km si svolge tutta dentro la Riserva Naturale delle Baragge e mi dà l’occasione per correre in un posto per me totalmente sconosciuto; questo è uno dei lati positivi di questa pratica sportiva, il trail ti permette di correre in mezzo alla natura, alla scoperta di nuovi luoghi, in condizioni di sicurezza.

Il percorso è bello, un graduale saliscendi di 400 mt circa che si snoda fra boschi ed improvvise radure, che si aprono regalando una visione da savana con il profilo delle montagne piemontesi sullo sfondo. Per fortuna la pioggia ha dato tregua da venerdì e solo in alcuni punti bisogna prestare maggiore attenzione per il fango presente.

La salita peggiore? Quella finale, subito prima dell’arrivo, al Castello di Castellengo, bella dritta giusto per stroncarti negli ultimi metri e farti vivere il traguardo finale come una conquista ancora maggiore.
Efficiente l’organizzazione, già a partire dall’iscrizione online, all’accoglienza, ai punti ristoro e al pasta party innaffiato da una buona birra, che non guasta mai.
Carina la maglietta a ricordo della manifestazione, una maglietta in più in cui sudare i prossimi km!

martedì 14 novembre 2017

New York Marathon 5 Novembre 2017

Sito NY Marathon

Edizione 2016 (OrcoSmigol)
Edizione 2014 (OrcoPolare)

Dal racconto dell'OrcoSmigol

LA MIA SECONDA VOLTA ALLA MARATONA DI NY
Arrivando una settimana prima della maratona abbiamo il vantaggio di smaltire molto bene il jet-lag ma abbiamo il problema di gestire l’alimentazione , gli ultimi allenamenti e “conservare” le gambe.
Central park già il lunedì é in fermento con gru, montatori di spalti, transenne e runners locali che percorrono i viali; il vero spettacolo inizia il venerdì con lo sbarco dei runners stranieri che letteralmente invadono chiassosi il parco ad ogni ora.
L’Expo apre il giovedì mattina e arrivo per primo al banco del ritiro pettorali
Che soddisfazione con tanto di applausi dei volontari!
Vengo contattato da un giornalista italiano che vuole scrivere un articolo e rilascio un intervista telefonica.

Contatto un mio compagno di squadra OrcoDelleNevi e decidiamo di trovarci al village.
La settimana scivola veloce con km macinati a piedi per tutta la grande mela e arriva il giorno della gara .
Si inizia con sveglia alle quattro e delle belle ripetute in sala breakfast per accaparrarsi pane e marmellate assaltate da runners italiani che gridano, si abbuffano , sparano numeri sul passo da tenere , tempo finale , Pacers , qualcuno vuole farsi fare da pacer dalla Dossena, qualcuno spara che la Flanagan ha delle discendenze italiane : uno zio pugliese amico del fratello del cugino di quello che mangia a fianco a me e io SEMPRE MUTO e rosicchio quattro fette sfigate di pane con pseudo marmellata. Il gregge sale sul bus e il sottoscritto sfigato ma newyorker prende la metro per 20' poi il ferry boat con alba splendida , il bus e dopo i controlli e le perquisizioni va a piedi verso il village, poi la wave, in ultimo il corral ; mi sono già fatto mezza giornata, devo rimangiare e ingurgito mezzo bagel ( lo scorso anno ha funzionato!) e mi regalano il cappellino rosa arancio della dunky donuts.

Fa freddo , pioviggina e tappa bagno strategica a 10' dalla chiusura del corral.
Dopo mezz’ora la fiumana è diretta ai piedi del Verrazzano con aria che sferza a mille.
Essendo nel primo blocco assisto a tutta la cerimonia d’inizio dei PRO con tanto di colpi di cannone , inno americano e brividi di freddo e di emozione, ormai ho abbandonato il caldo felpone e sono in tenuta da gara con maglia di ordinanza ,
9,50 sparo e si parte , impossibile tenere il passo troppa gente consueta scena con elicotteri che si alzano dallo hudson . Inizia la MIA maratona , stacco la presa sono solo con le mie gambe e mi concentro sulla corsa , verifico il cruscotto dopo tre km : frequenza e passo ci sono . Click spengo tutte le lucine e mi risveglio dopo 20 km ancora tutto sotto controllo . In sottofondo le urla della gente , la musica , suoni e rumori ma ê come se fossi più in alto , in una bolla ed è tutto in secondo piano. Arriva il ponte queensboro che patisco . Si sale , un po’ di calca e nessuna folla ma si sente in lontananza il vociare delle persone all’uscita del ponte. Si rallenta , ho già ingerito un paio di gel e ormai i carboidrati di riserva me li sono fumati. Cerco di bere acqua prendendo il bicchiere al volo tra i volontari che fanno a gara per sporgerlo.Sento di dover gestire un problema di pancia dopo il 30 esimo ma le gambe sembrano funzionare , ma inizio a pagare il conto dei primi
Km troppo lenti e poi troppo veloci per recuperare , la media é dei 4’35” e ci siamo ma siamo ancora lontani , so che c’è orcobetta da qualche parte ma non la vedo e non la sento urlare GARAX;il mantra è gestire la pancia e non le gambe inizio ad avere freddo , la mascherina si appanna e piove più deciso , arrivo al bronx e assaggio la banana più buona del mondo ma anche la più veloce si trasforma da bolo a kilo, e via intestino tenue duodeno ileo e crasso e il problema da gestire si fa serio , si gira sulla quinta e mi accorgo di correre con gli occhi chiusi. Qui la folla é davvero impazzita quasi fastidiosa per me che ho un problema e continuo a trottare, entro in Central park e mancano solo 2,5 ma sono miglia e sto perdendo qualche secondo sono a 4’45” ma sento di farcela , concentrazione e spostare il problema maledetto;  central park ma quanto sei lungo e vallonato ?
Riguardo l’orologio e continuo a correre , riprendo qualcosa e il passaggio ai 42,195 in 3h17' ma a NY fare 800 metri in più é un attimo e vedo la finish line riconfermando il mio PB 3h20'.
Per un attimo sparisce il problema, le gambe sono leggere , i volontari ti coccolano , la medaglia , ti avvolgono nella metallina , la fermano con l’adesivo, ti danno la safetybag , ti aprono la bottiglia , sei confluito verso l’uscita con braccialetto identificativo post- poncho ed eccolo il poncho , bello caldo con cappucccio , una coccola e mi avvio sulla 75esima dove orcobetta mi viene incontro .

Racconto solo gli ultimi km e foto di rito 
 via verso la subway ma davanti al magazzino century21 il problema diventa una necessità impellente , devo entrare e le commesse che si complimentano e mi chiedono come è andata, il tifo , il tempo impiegato, After . After my dear i have a big problem ! Sorry ! Restroom sei mio , ma dove sei ? In fondo a dx , noooooo il codice which is ? Please! 9999 , ho un problema due bagni su due sono occupati ma cosa vuoi che sia qlc minuto in più !
Sono sollevato e mi incammino sulla subway trotterellando e scendendo le scale normalmente a differenza di alcuni zombie ( scendono le scale al contrario , ma perché.?!?)
Anche questa è fatta! Sono contento ma testa da runner sempre con qualche dubbio , insoddisfazione , si poteva tirare di più , perché ho mollato sul ponte , sono partito troppo veloce e via discorrendo .
Una vera soddisfazione é i giorni seguenti andare in giro con La medaglia al collo ; sono riuscito ad avere degli sconti grazie alla medaglia che continuo a portare al collo dopo una settimana !
Ah dimenticavo! Il lunedì al breakfast tutti muti e azzoppati e nessuno ha espresso il proprio tempo ; le mogli che andavano avanti e indietro per portare il cibo agli eroi. Orcobetta seduta, servita e riverita mentre saltello da un vassoio all’altro.
Orcobetta ha fatto avanti e indietro i giorni precedenti la maratona conservando le mie stimate gambe! Dietro un modesto runner c’è una grande donna!
Ricordo sempre che siamo Orchi e oltre le gambe c’è di più.

Dal racconto dell'OrcoDelleNevi

Orch a New yOrk
Do it right or don't do it at all, questa frase di Ray Charles mi è sempre piaciuta e ho deciso di metterla in pratica nella corsa scegliendo come prima maratona della mia vita la TCS New York City Marathon 2017.
Dopo anni di salite e sentieri l’anno scorso decido che era giunto il momento di confrontarmi con i 42 km e 195 m di asfalto (quasi) pianeggiante della Maratona con la emme maiuscola.
A metà agosto inizio un programma di preparazione con cinque allenamenti a settimana e fin da subito mi rendo conto che l’obbiettivo che mi sono posto – correre la maratona in tre ore e mezza – non sarà per nulla semplice.
Arrivo a New York una settimana prima della maratona con più di 700 km nelle gambe e abbastanza confortato dai risultati della Turin Half Marathon e dei lunghi che ho fatto. Durante la settimana oltre a visitare la città e alcuni amici ne approfitto per fare un po’ di corsette leggere in città.
Inizio con un giro all’alba di Prospect Park a Brooklyn immerso nei fantastici colori dell’autunno.
Proseguo con una quindicina di chilometri sotto la pioggia dal ponte di Brooklyn a Times Square, passando per Battery Park, la Freedom Tower e lungo fiume Hudson dove purtroppo qualche giorno ci sarà il tragico attentato.
A New York torna il sole ed è la volta di Brooklyn Park dal quale si gode una splendida vista su Manatthan.
Il giovedì e il venerdì prima della gara vado fare una sgambatina a Central Park: l’atmosfera è davvero frizzante ci sono vari gruppi di italiani, francesi, spagnoli, svedesi, australiani, sudafricani che si allenano e nel mentre lavorano senza sosta per allestire l’area del traguardo. In mezzo a quel via vai incontro anche un connazionale abitué della maratona di New York (che però quest’anno non correrà).
Il giovedì prima della gara vado a ritirare il pettorale e mi rendo conto dell’imponente macchina organizzativa che sta dietro a una corsa nella quale partecipano più di 50.000 persone. Il ritiro del pettorale e del pacco gara è rapido e ben organizzato i numerosi stand degli sponsor nel Javitis Center sono troppo invitanti e ovviamente esco di li con un paio di borse e il portafoglio alleggerito.
Arriva domenica mattina: sveglia alle 4.45 e ritrovo a Times Square alle 5.40 per prendere il bus che ci porterà a Staten Island. Il viaggio dura più di un ora e giunge il momento dei pensieri negativi che affollano la mente: “ho male ad un ginocchio, forse ho camminato troppo”, “sono stanco, ieri dovevo andare a dormire prima”, “se la finisco in tre ore e quarantacinque è già un miracolo”.  Poi finalmente arrivo all’area di partenza e visto che partirò con la prima ‘ondata’ alle 9.50 ho giusto il tempo di fare colazione e una foto con Orco Smigol anche lui ai blocchi di partenza.
8.30 si entra nelle gabbie di partenza, 9.00 le gabbie chiudono, 9.15 ci si spoglia di felpe e pantaloni che vengono raccolti in grandi cesti e poi saranno donati in beneficenza, 9.20 tutti schierati sulle tre linee di partenza (due nella parte superiore del ponte di Verazzano e una nella parte inferiore dalla quale partirò io), 9.50 si parte!
Sul ponte fa freddino, tutti sono concentrati nel non inciamparsi negli altri corridori e l’unico rumore che si sente è quello dei piedi degli oltre 12.000 corridori partiti con la prima ondata.
Finito il ponte entriamo a Brooklyn, inizia ad esserci qualche spettatore, il primo rifornimento idrico e poi il rumore della gente inizia ad aumentare e appena imbocchiamo la 4th Avenue ci troviamo in mezzo a due ali di folla. È incredibile la quantità di gente lungo la strada che fa un tifo da stadio a chiunque passi.
I primi 10km volano via, sempre a Brooklyn percorriamo Lafayette Avenue, la strada è stretta e piena di gente corro vicino ad altri due ragazzi italiani entrambi indossano una canottiera con scritto Italia e le urla “Italia, Italia” non cessano mai.
Ad un certo punto svoltiamo in una strada in leggera discesa e le urla cessano di colpo, un silenzio quasi irreale e gli spettatori sembrano essersi smaterializzati; dopo un po’ mi rendo conto che siamo nel quartiere Ortodosso Ebraico di Brooklyn e i pochi ‘local’ che passeggiano con le caratteristiche treccine non sembrano molto interessati a noi.
Entriamo nel Queens e le urla ritornano forti come prima anche se dopo qualche chilometro cessano di nuovo perché saliamo sul Queensboro Bridge. La strada sale, passiamo il cartello della mezza maratona e scendiamo verso Manatthan.
La 1st Avenue sembra non finire mai ma le gambe girano ancora, l’incitamento non manca mai e il punto di ristoro con i gel dà un po’ nuova linfa. Si passa nel Bronx per pochi chilometri e poi si attraversa un ponte che riporta a Manatthan sul quale uno spettatore regge un cartello “Last Damn Bridge!”. Il tifo è sempre caldissimo nonostante la pioggerellina che ha iniziato a scendere; al trentacinquesimo chilometro ad Harlem guardo l’orologio, un rapido calcolo e con grande incredulità mi rendo conto che contro ogni mia aspettativa sono in linea per chiudere in tre ore e quindici minuti.
I miei sogni di gloria si schiantano appena la ‘mitica’ 5th Avenue inizia a costeggiare Central Park: di fronte a me si parano una paio di chilometri in leggera salita! È il momento più tosto, raccolgo le energie fisiche e mentali e provo a tenere al ritmo. Entro in Central Park, i decibel delle urla di incitamento aumentano, la strada inizia a salire e scendere, e il quarantesimo chilometro non arriva mai.
L’ultimo miglio mi sembra di correrlo in mezzo ad uno stadio, nonostante la quantità di gente riesco a trovare Sabrina che mi ha fatto visita lungo il percorso più volte e a darle un bacio.
Ultimi 400 metri: le mie manie di grandezza vorrebbero che gli altri corridori si fermassero per tagliare il traguardo da solo.
Arrivo! Che emozione! Guardo il cronometro tre ore e diciassette minuti, mi sembra impossibile. Medaglia al collo, foto di rito, ristoro e poi mi consegnano l’oggetto più ambito: il telino termico con scritto FINISHER 2017.