domenica 21 agosto 2016

Tour della Bessanese Alpi Graie (Italia - Francia) 11-12 Agosto 2016

Tour della Bessanese 2016

Dal racconto dell'Orco730

La mattina del 3 agosto ricevo una mail dell’OrcoCamola;  è un invito per me e altri 3 Orchi ad accompagnarlo al Tour della Bessanese.
 “Venite?” e io, senza pensarci due volte, rispondo “Vengo!”.
Accettano anche tutti gli altri Orchi chiamati all’appello, l’OrcoBee, l’OrcoMagoo e l’OrcoJoak. Non resta che prenotare i posti per una  notte al rifugio Cibrario.
L’11 agosto, raggiunto il parcheggio sul pianoro del Pian della Mussa,  scendiamo dal mitico Berlingo dell’OrcoBee e ci accorgiamo che, nonostante il sole, la temperatura dei giorni precedenti si è abbassata notevolmente, l’aria è assai fredda e siamo costretti a vestirci più del previsto.  Riempiamo le borracce con la famosa acqua della zona, indossiamo i pesanti zaini e finalmente partiamo che sono passate da poco le 11,20.
Ridendo e scherzando, il sentiero fino al Gastaldi lo “bruciamo” in poco più di 1 ora: l’aria frizzantina è d’aiuto, lo spirito è alto e poi siamo ‘freschi come rose’.
Ai 2658 mt del rifugio la sosta è d’obbligo, una barretta o un panino, e poi naturalmente è già ora di una birra.
Si riparte alla volta del primo colle, in direzione sud, scendendo verso il torrente dalle acque bianchissime che attraversiamo  senza problemi, per risalire quindi il versante opposto.  Durante questo tragitto si alternano il sole caldo e gli spifferi gelidi, ma l’ambiente è spettacolare e tutto si sopporta.
Costeggiando dei blocchi enormi,  arriviamo al Collerin d’Arnas a 2850 mt e proseguendo oltre, poco per volta, si presenta ai nostri occhi il Lago della Rossa, con lingue di neve tutto'intorno che si specchiano nelle sue acque.  La discesa al Bivacco San Camillo e alla piccola cappella, e successivamente alla diga, è molto veloce.  Davanti alla fontana consumiamo uno spuntino per poi proseguire, attraversando la diga, in direzione rifugio Cibrario.
Camminiamo su una pietraia, guadiamo un piccolo torrente, scendiamo, saliamo e ci ritroviamo al Colle Altare, 2962 mt. A questo punto ci tocca scendere un sentiero tecnico ma  nel successivo pianoro Andrea & c. accennano addirittura una corsetta, dimenticando di avere  zaini da trekking sulle spalle.
Dall’alto scorgiamo un altro pianoro, quello su cui è posto il rifugio a 2615 mt.
Arrivati! 1’ tappa conclusa. 
Il rifugio è molto ospitale, attrezzato e pulito, per cui ne conserveremo un ottimo ricordo.  Invece siamo tutti concordi a voler dimenticare l’odissea notturna vissuta nella camerata  condivisa con un russatore folle!
La mattina successiva il tour prosegue verso il fondo del pianoro  e poi su una salita molto ripida per arrivare al Colle Sulè (3073 mt) . Proseguiamo in discesa su sfasciume, poi risaliamo in trasversale fino ai laghi dell’Autaret e, continuando a salire, al Colle omonimo (3072 mt).
A questo punto ci aspetta una eterna discesa con pendenza costante fino al torrente de La Lombarde, che attraversiamo su enormi tubi. Dirigendoci verso il fondovalle incontriamo la Capanna Bergers e poi FINALMENTE il rifugio d’ Averole  (dubitavo addirittura della sua esistenza!).
Sono passate le ore 14, bisogna rifocillarci ed è indispensabile uno svacco di qualche minuto sorseggiando una birra fresca . Ci aspetta ancora uno sforzo mica da ridere.
Sotto un sole potente, imbocchiamo il sentiero dietro il rifugio, un muro di 1000 mt di dislivello mal segnalato che ci sposta a zig zag su per la montagna,  attraversando per ben due volte la cascata di un torrente.

Sull’intero percorso poche le anime incontrate, ma in questo tratto tre francesi stanno tornando indietro perché secondo loro è impossibile scendere il colle nel versante italiano. Siamo tutti un po’ provati dalla fatica e la notizia ci scoraggia, ma anche ci insospettisce. E se non fossero giunti al colle giusto? E se fossero solo paurosi e poco preparati?  Decidiamo di continuare a salire, attraversiamo pietraie e neve, fino al Passo del Collerin , 3200 mt.
E’ vero, il canalino a prima vista potrebbe impressionare, è molto ripido e pieno di sfasciume, ma con l’aiuto dei bastoncini e poi delle corde e delle catene, raggiungiamo  Pian Gias. Personalmente patisco di più quest’ ultimo tratto su pietrone e ghiaccio, anche se è solo in leggera pendenza. Il paesaggio lo definiamo pauroso, complice il cielo che si sta annuvolando e che rende tutto molto severo . Poco per volta compare di nuovo la vegetazione e riprende una maggiore pendenza, fino a incrociare il sentiero che porta al rifugio Gastaldi.
L’anello si chiude qui. Finita la discesa, siamo al Pian della Mussa, pochi passi (ma sembrano infiniti) e ci ritroviamo davanti al Berlingo. Bravi amici Orchi, perché non è stata affatto una passeggiata.

venerdì 19 agosto 2016

Bici Bdc Oulx- Colle della Scala- Col du Granon-Colle Monginevro- Colle Sestriere 19 Agosto 2016

Foto Col du Granon 2016

Dal racconto dell'OrcopinoR

Già da qualche mese la salita al Col du Granon è stata pianificata con OrcoBee.
Il colle è situato, nelle Alpi Cozie, sulla sinistra orografica della valle della Guisane a pochi chilometri da Briancon e da Serre Chevaliere.
Scopro dal web che il colle faceva parte della famosa quanto inutile linea Maginot con l'Ouvrage du Granon, e che nel 1986 ha visto passare anche il Tour de France.
Uno stretto e passabile  manto d'asfalto porta in cima alla quota di 2413slm. Dal colle su strada non asfaltata è possibile scendere in valle Clarea  quindi se si volesse, in mtb si potrebbero fare degli stupendi giri ad anello.
Magnifica, dal colle, la vista al massiccio des Écrins. In punta al colle un rifugio ben attrezzato per i turisti la "Buvette du Granon".

Dal punto di vista ciclistico la partenza classica è da Saint Chaffrey a quota 1365slm in 11km si arriva al col du Granon 2413slm.
Tenetevi forte, i calcoli presto fatti la pendenza media è del 10%. Una salita in bdc da prendere con le molle.
Dipende sempre comunque da
- Quanti chilometri si hanno prima della salita.
- A quale velocità si vuole fare.

Il nostro trip oggi 19 Agosto prevede.

- Partenza da Oulx 1100slm
- Bardonecchia 1300slm
- Colle della Scala 1800slm
- Nevache  1500slm
- Briancon 1300slm
- Col du Granon 2413slm
- Briancon 1300slm
- Colle del Monginevro 1850slm
- Cesana Torinese 1350slm
- Colle del Sestriere 2000slm

per un totale di 130km e 3150D+ circa.

Sveglia sempre ad ore antelucane per queste cicloturistiche. Riusciamo a partire da Oulx alle 7.45 con una temperatura gradevole e dopo avere commentato le ultime gesta degli atleti italiani alle Olimpiadi di Rio2016 in pieno svolgimento.

Lo spostamento a Bardonecchia ci permette di scaldarci da una partenza fresca. Alle prime rampe che da Melezet portano al colle della Scala siamo già denudati. Al casotto della frontiera Franco-Italiana nessuno. L'ultima volta che sono passato (appena successa la strage di Nizza) due carabinieri con mitra e giubbotto antiproiettile lo presidiavano.

Al colle della Scala ci raggiunge un ciclista di Gassino(To). Ci dichiara entusiasticamente che oggi scalerà per la prima volta il colle del Galiber. Ha iniziato a pedalare da un annetto ed è molto motivato. Cerca di convincerci di seguirlo ed a nostra volta gli proponiamo la gita al Granon. Ognuno rimane sul proprio percorso pianificato.
Sempre gelido il pianoro del colle della Scala de della Valle Clarea che porta a Briancon.
Ci copriamo per benino e iniziamo a sgranocchiare qualcosa.
Passata una già attiva Briancon, a pochi chilometri, dopo aver girato per il paesino di Saint Chaffrey, inizia la salita al Granon.

La definirei brutale. in 11km 1000 metri di dislivello positivo.
Cospicuo il numero di ciclisti che stamane affrontano la salita.
Non mancano le e-bike. Ci sorpassano al doppio della velocità ... grrrr. Tuttavia ritengo positivo l'aumento del numero di persone che utilizzano questo nuovo mezzo di locomozione. In ogni caso si esce di casa.
Orcobee ed il sottoscritto si sciroppano la salita in 1h e 20min. Non male. In cima al Col du Granon nell'ampio parcheggio ci rifocilliamo. Un po' prima della cima una bella base per il lancio dei parapendii sulla valle della Guisane.
La discesa dal Granon la percorriamo con i freni tirati per via della pendenza, della stretta strada e del manto gibboso. Le mani, dopo 11km di freni sono indollenzite.

Il prossimo colle da scalare il Monginevro che oggi ci grazia per l'assenza del vento. Notiamo che le gambe un po' legnose dopo 2000D+.
L'arrivo al colle e all'antica fontana posta al centro del paese è sempre un piacere.
La cittadina del Monginevro molto di più movimetata di Claviere. La prima più attiva dal punto di vista sportivo, la seconda più sorniona e meno "caciarona".

Propongo ad Orcobee la salita al colle Sestriere come prossima meta. Lo alletto con un boccale di birra da bersi osservando la fauna Torinese trasferitasi al Colle. Orcobee desiste anche al canto dei lamantini. Decidiamo di darci appuntamento a Oulx.

Discesa veloce verso Cesana Torinese passando dal vecchio tunnel di Claviere dedicato solo al traffico ciclistico, una sosta a Cesana per il carico idrico e via per la salita classica Cesana-Sestriere  che con 11km e 700D+ porta al colle.
In 60min sono in cima, un po stanchino. Il tempo impiegato, il doppio del record fatto da Fabio Felline, mi riempe di soddisfazione e mi fa ben sperare per l'imminente ORM2016.

martedì 16 agosto 2016

Training Trail Isola del Giglio(Gr) Agosto 2016


Dal racconto dell'OgreDoctor

Isola del Giglio
Una vacanza all'insegna del mare e del trail.


L'isola del Giglio, la seconda per estensione, dopo l'Elba, è stata una piacevolissima sorpresa.
Forse non la vacanza ideale per uno abituato, alle lande desolate della mia magica terra, la Sardegna, ma comunque assai gradevole. Un giusto connubio fra mare, da trascorrere con la famiglia, e natura da gustare alla maniera degli Orchi: correndo, alla ricerca del silenzio e della pace.
Prima di recarmi sull'isola, avevo sentito parlare da alcuni amici entusiasti di un nuovo trail che si disputa nel mese di maggio. Recuperato sul sito, il contatto della Pro Loco, ho scritto agli organizzatori per cercare di ottenere i due tracciati, ma invano. 
Non mi perdo d'animo e sbarcato a Giglio Porto, prendo la più classica delle cartine dall'Ufficio del Turismo e scopro che esiste una fitta rete di sentieri che percorre in lungo e largo tutta l'isola, sentieri che si riveleranno ottimamente segnati e più che discretamente mantenuti.

Posso continuare, anzi, aimè, devo continuare ad allenarmi. 
Quest'anno la stagione non è stata degna di nota, due ritiri per infortunio (Barcellona e LUT), una gara, quelle delle Orobie, nemmeno iniziata, sacrificata per salire sul Dente del Gigante (in realtà non è stato un sacrificio, ma una scelta ponderata).
Dopo quasi cinque anni di gare e di allenamenti, mi accorgo di non avere più le stesse motivazioni, la stessa determinazione di sempre.
Non mi è passata la voglia di correre, ma è cambiata la prospettiva: la corsa non è più il fine, ma è diventata il mezzo: per mantenersi in forma, per rilassarsi, per estraniarsi dal quotidiano, per vivere la montagna, come mi è sempre piaciuto fare, salendo in cima alle vette e non solo passandoci sotto per i colli. Le gare, negli anni si sono moltiplicate e allungate e in molti casi la lunghezza è diventata fine a sé stessa, non andando di pari passo con la bellezza del percorso o con la sua difficoltà tecnica. Le competizioni obbediscono sempre più alla legge del business, domanda e offerta: il popolo del trail ha fame di km e gli organizzatori glieli forniscono, Poco importa se poi si percorrono innumerevoli tratti privi di qualsivoglia attrattiva. Molte gare non hanno né storia, né fascino, sono funzionali all'esigenza di portare turismo in zone e in stagioni dell’anno morte e null'altro. Le gare che meritano davvero non sono moltissime.

Quest'anno mi rimane da disputare il Tor de Geants. 

Non so se ho fatto bene ad iscrivermi. Più che una gara è un gioco al massacro. Sento di non avere nulla da dimostrare a me stesso e quei 330 km e 24000 metri di dislivello positivo, non hanno nessun significato, almeno per me. L'unica bellezza che riesco a scorgere in questa gara è l'anello perfetto, il senso compiuto, che percorrere l'intero periplo della Valle d'Aosta, può rappresentare. 
Ho la stessa sensazione quando penso al Valle Susa Extreme Trail, un'idea di gara a cui tengo molto; è l'estetica del percorso, la sua intrinseca perfezione e non i freddi numeri a rendere appetibile percorrerla.
Non è a mio avviso da considerarsi la gara della vita, come a molti ho sentito dire, ma rimane uno stimolo potente, un warning negli strati più reconditi della coscienza: devo allenarmi, se voglio avere qualche speranza di arrivare integro alla fine.

È così anche il Giglio, anziché rappresentare una pausa di puro svacco, diventa un'occasione per macinare chilometri e dislivello.

Il menù è presto fatto: sveglia al mattino presto, quando la splendida villa, dove alloggiamo, è ancora immersa nel silenzio e via, alle prime luci dell'alba, alla scoperta dell'isola. Rientro in tempo per la colazione rilassato e a disposizione della famiglia. La corsa è forse una delle poche attività sportive che non necessità di particolare attrezzatura: pantaloncini, scarpe da ginnastica, una canotta e si è pronti a partire. 
Non potendo contare sul l'aiuto dei soliti mezzi tecnologici (Fraternali e BaseCamp), armato di cartina turistica e pennarello, unisco, come in un gioco della settimana enigmistica, i vari tratti di sentiero per formare anelli differenti in modo da coprire tutta l'isola, cartina che porterò con me per avere un'idea di massima di dove mi trovo e cercare di rispettare il tracciato progettato a tavolino la sera prima.
Non ho né da bere, né da mangiare. Il limite delle due ore di allenamento che mi sono imposto per non sottrarre tempo alla famiglia, non richiede particolare cautela. Dalla penuria di fontane sull'isola, mi rendo conto che da queste parti l'acqua deve essere un bene assai prezioso. Correndo intravedo qualche torrentello che in stagioni più favorevoli, probabilmente è alimentato dalle acque piovane.

Dopo la fuga mattutina sono attrezzato mentalmente per sopportare la vita da spiaggia e i soliti chiassosi "tamarri/e" tatuati, che la popolano. 
Il popolo dei vacanzieri si sveglia più tardi e affolla le spiagge dell'isola (Arenella, Campese, Cala delle Cannelle e Cala delle Caldane). Le spiagge in verità sono assai piccole, anche se di rara bellezza e quasi integralmente occupate dalle file dei lettini e ombrelloni, perfettamente allineati e numerati, stipati per farci entrare il maggior numero di turisti per metro quadro di sabbia e venduti alla modica cifra di 24 euro, escluso parcheggio. Non ho voglia di comprarmi un loculo in cui rimanere imbalsamato anzitempo, ma lo spazio libero, di "seconda classe", relegato ai margini della spiaggia, è poco e assai conteso. Penso al litorale di Is Arenas, da solo potrebbe contenere tutti i turisti delle spiagge del Giglio, mantenendo quel minimo di spazio vitale per evitare di sorbirsi la musica a tutto volume che arriva da un panda e le stupidaggini proferite da due perfetti burini, forse un po' alterati dai numerosi aperitivi ingeriti nello spazio di un pomeriggio o forse no... 
Guardo, i miei bambini, completamenti estranei a ciò che li circonda. Potrebbero essere ovunque; il loro unico interesse è il mare e i giochi che possono fare e i pesci e i granchi che riescono a catturare; sono contento che non siano stati fagocitati dalla follia del Pokemon Go. Che età fantastica!

In fondo quando esco per le mie scorribande sono ancora come loro, libero, isolato nel tempo e nello spazio, presente a me stesso e al momento. Niente pensieri, niente affanni, niente compromessi, solo concentrazione, sudore e muscoli che si contraggono nel tentativo di portarmi in alto, sempre più in alto, dove il resto del mondo sembra piccolo e distante.

Ma lo sport è innanzitutto salute!
Eccolo un altro stimolo potente per continuare ad essere un emulo di Forrest Gump e sconfiggere la pigrizia che la calura estiva instilla, in modo prepotente.

Una caratteristica del Giglio è quella di non avere una strada carrabile che consenta di percorrere l’intero periplo. La strada principale collega Giglio Porto con Giglio Castello e con Giglio Campese, continua lungo il litorale SO dell'isola per poi trasformarsi in una strada bianca che conduce alla Punta del Capel Rosso. 
Parcheggiare un vero incubo. In agosto l'isola del Giglio non ha nulla da invidiare alla Liguria e ai gironi danteschi dell’Aurelia. Le 1500 anime che la popolano nelle altre stagioni, nel periodo estivo probabilmente triplicano e occupano con le macchine ogni metro quadro disponibile per sostare.
Per vedere per intero l'isola non c'è altra soluzione che percorrerla attraverso la sua rete sentieristica e dimenticarsi, per una settimana del mezzo meccanico. 

Nei percorsi immaginati e poi verificati sul campo, non ho incontrato anima viva, se non un biacco (serpente del luogo), qualche coniglio selvatico, un topo delle dimensioni di un coniglio e lucertole di svariate dimensioni e colori. Le poche persone che, come me al mattino si cimentano in una attività sportiva, non si allontanano dal nastro di asfalto e dai territori conosciuti, perdendo inevitabilmente il gusto dell'avventura e della scoperta. 
Baratto volentieri la sicurezza dei segnali stradali con l'incertezza dei miei punti di riferimento e orientamento; i miei punti cardinali diventano il sole, i secolari pini marittimi, le fantastiche leccete, le placche granitiche, i cespugli di finocchio selvatico e i rovi di gustosissime more. 

Alla fine della settimana i trail autogestiti saranno quattro, disegnati per esplorare angoli diversi dell'isola e non toccati dalle rotte del turismo di massa.

Mi sarebbe piaciuto fare un ultimo percorso, rifacendo il Giglio Trail nella sua versione integrale, ma sul lato SE dell’isola, verso Poggio Falcone, una volta arrivati alla Cala delle Caldane, il sentiero sembra passare per alcune proprietà private. Forse è questo il motivo per cui, pur essendo chiaramente individuabile sulle carte satellitari un reticolo di sentieri, anche in questa zona dell’isola, non sono riportati e tracciati sulla cartina turistica.

Poiché l’imperativo era quello di non usare la macchina, partenza e arrivo coincidono: appena fuori dall’uscio di casa, alla Cala dell’Arenella.

Il chilometraggio e il dislivello sono contenuti, circa 600-800 metri di dislivello positivo distribuiti in circa 10-12 chilometri, fatta eccezione per il quarto tracciato lungo circa 19 chilometri, parte dei quali percorsi su asfalto in direzione della Punta del Capel Rosso. Lungo questa strada, a picco sul mare, nella zona del Poggio del Serrone, si notano alcuni splendidi vigneti coltivati in minuscoli terrazzamenti, dove viene prodotto l’Ansonaco, l’ottimo vino locale. 
Sia l’agricoltura che la viticoltura sono ormai state abbandonate, sostituite dal turismo, solo alcuni abitanti curano ancora i loro vigneti per produrre vino destinato al loro fabbisogno. Molto curiose sono le costruzioni dei palmenti (costruiti nei secoli 1500 - 1700), disseminate in tutta l’isola. Sono strutture di modeste dimensioni destinate alla pigiatura dell'uva. All'interno di una sorta di edicola in muratura si trovano uno o più vasche, non di rado scolpite direttamente negli affioramenti di granito. Nella prima veniva pigiata con i piedi l'uva, nella seconda, posta più in basso e collegato mediante un foro detto cucchione, si raccoglieva il mosto. Attraverso un secondo foro, posto nel punto più basso del palmento, si procedeva al recupero del liquido in otri in pelle di capra che poi venivano con l'asino portato nelle cantine. Questo sistema risparmiava ai contadini il trasporto dell'uva fino al paese, consentendo loro di ricavare il mosto in prossimità dei punti di vendemmia.


Dal dove alloggiamo all’Arenella, il nostro punto di riferimento diventa Giglio Castello, circa 400 metri di dislivello più in alto e pertanto la prima parte di tutti i percorsi, inizia in salita. A Giglio Castello si può arriva direttamente con i sentieri 1 e 1b, entrambi molto belli e tecnici, soprattutto in discesa o con un giro un po’ più largo, utilizzando il sentiero numero 3. 
Dalla sommità dell’isola, lo sguardo spazia in ogni direzione e dopo la necessaria pausa caffè, possiamo riprendere la nostra marcia.

Una settimana rilassante e davvero piacevole, volata via, fra corsette mattutine e relax in spiagge e calette incastonate in acque cristalline.

Il richiamo del Giglio nella sua veste tardo primaverile e nella sua autentica dimensione di silenzio e pace è forte…


Giglio Trail...facciamoci un pensierino, ne vale davvero la pena!

martedì 9 agosto 2016

MONT BLANC SKYRACE K2000 Courmayeur(Ao) 6 Agosto 2016

Classifica Mont Blanc Skyrace 2016
Sito Mont Blanc Skyrace

Dal racconto dell'OgreExtreme

Sgombriamo subito il campo da equivoci: questa gara con la corsa in montagna e con i trail non ha veramente nulla da spartire. Questo è skyrunning allo stato puro e nel senso più stretto del termine. Qui si corre a fil di cielo. E come qualcuno ben dice “Less cloud more sky”
Aggiungo  anche che con una gara come il Red bull K3000 sul piano tecnico non ha nulla da spartire.
Dalla capanna del Mulo (2500 mt.  s.l.m.) sopra il Pavillon il percorso con i suoi quasi 1000 metri di dislivello ancora da percorrere è un susseguirsi di corde fisse, passaggi attrezzati, saltini di roccia e nevai dove si procede sempre con un abbondante uso delle mani. Nulla di difficile o estremo, intendiamoci, sempre tutto in sicurezza, ma il taglio è quello di una ascesa alpinistica (per intenderci e per chi conosce paragonabile alla parte alpinistica dell’uja di Mondrone, via normale da Molere in val di Ala)
Se poi il tutto è “sporcato” di neve e ghiaccio allora l’asticella della difficoltà si sposta ancor più verso l’alto e una caduta o una scivolata in alcuni tratti potrebbe avere conseguenze anche di una certa gravità.

Ma andiamo con ordine.
Partenza delle grandi occasioni dalla piazza di Courmayeur.
Solo ad alzare lo sguardo, il “muro” del versante sud del Monte Bianco che ti ritrovi di fronte intimorisce.
La vetta e il traguardo li vedi lassù a fianco di scintillanti ghiacciai, 2200 metri più in alto. La sfida con se stessi e con la montagna questa volta non ammette errori. Sai che qualsiasi piccola distrazione e sopra valutazione delle proprie capacità potranno avere conseguenze sul risultato finale.
Ore 9:00. Start. La prima parte di gara attraversa le ampie vie di “Courma” e conducono all’inizio della val Veny e al Pontal di Entreves da dove inizia la salita vera e propria.
Le gambe girano discretamente in piano e anche sui primi ripidi tornanti mordono bene. Dopo 20 minuti corsi su leggeri saliscendi la strada inizia ad impennare. L’andatura è alta; l’euforia prende il sopravvento sulla razionalità, spingo forte sulle ginocchia, visto che i bastoncini non li voglio proprio usare, e noncurante della fatica non penso più al fatto che mi mancano ancora 2 ore di gara e 2000 metri di dislivello.
Così in vista del Pavillon comincio a sentire il motore in surriscaldamento. Provo a far scendere i giri, ma a 2200 metri tutte questi tira e molla costano minuti; poi alzi la testa e vedi l’arrivo (o meglio la vetta) sempre lassù, sempre distante. La tua psiche  e i tuoi credo cominciano a vacillare.
Ma perché mai non vuoi usare i bastoncini?  Ma perché sei partito così forte?
In fondo i miei limiti li conosco, ma forse serve ancora una volta una lezione.
Tutto diventa difficile, e proprio il tratto-chiave, secondo me della salita, quello che dal Pavillon conduce al pilone della funivia nei pressi della Capanna del mulo, quel lungo interminabile pratone erboso pieno di detriti e sassi, ripido al punto di aggrapparsi in molti tratti con le mani, diventa un calvario.

Salgo solo con la forza di volontà, provo in tutti i modi a recuperare energie, ma a quei ritmi è impossibile. I muscoli e i polmoni bruciano dallo sforzo; Il traguardo è lì a non più di un’ora di corsa, o meglio, scusate, di camminata e di arrampicata.
L’obbiettivo cronometrico che mi ero posto delle 2 ore e trenta minuti mi tiene vivo e mi stimola a ogni passo; anche se sono al limite e forse già oltre ci provo, provo a tener vivo quel sogno cullato per mesi e che ora pian piano vedo allontanarsi.
A 3000 metri viene giustamente richiesto dall’organizzazione di calzare i ramponcini. Così anche se mentalmente ogni dettaglio per calzarli velocemente è ben presente nella mia mente il tutto mi costa più di due minuti che sommati al tempo di toglierli all’ingresso della stazione della Skyway di punta Helbronner e al fatto che uno dei due si è rotto dopo poche centinaia di metri dall’averlo indossato mi portano a non avere più margine per stare dentro il tempo prefissato.
Sarà la voglia di chiudere la partita e quella di arrivare, ma i 200 metri finali di dislivello volano via velocemente.
In vista del traguardo, come sempre, le poche energie si moltiplicano dandoti la forza di arrivare ancora in spinta e più che altro con la ferma convinzione che la partita non è finita qui e riprenderà di sicuro nel 2017.

Mont Blanc skyrace see you 2017

Ultima nota di cronaca: ho notato un livello generale di preparazione dei concorrenti veramente notevole, sicuramente all’altezza di quanto una gara così difficile possa richiedere, segno di una progressiva e costante maturazione del movimento-fenomeno skyrunning e trail.

Solo  per archivio:
- Passaggio al Pavillon du Mont Frety in 1h 03 minuti (7 km e 950 mt. di dislivello)
- Arrivo in vetta in 2h 36 minuti
- 89 assoluto su 363 partenti (8° cat. V2)

domenica 7 agosto 2016

Semi Marathon Névache - Briançon (Francia) 7 Agosto 2016

Foto Nevache - Briancon 2016
Risultati Nevache - Briancon 2016
Sito Nevache - Briancon

Dal racconto dell'OrcoSakuro

Da Nevache a Briancon ci sono ventuno chilometri.
I più li fanno in macchina, in 700 una volta all'anno decidono di farli di corsa.
La semi-marathon Nevache-Briancon ha due caratteristiche principale:
1- un dislivello negativo di oltre 400m;
2- si corre in un ambiente spettacolare e mozzafiato di montagna.
La discesa ti porta spingere, spingere, poi trovi il tratto in falsopiano e le gambe si fanno di marmo. Gli ultimi due chilometri, nel centro storico di Briancon sono ripidissimi e bellissimi, li faccio sotto i 4'/km per poi trovare gli ultimi 300m in leggera ascesa lunghi come una quaresima.
Chi pratica trail si trova spesso a correre in panorami mozzafiato, questa gara consente anche a chi fa solo strada di apprezzare scenari simili: si corre per tutta la valle della Clareé, con il fiume su un lato e le cime sull'altro, accarezzate dal sole di un caldo pomeriggio agostano.
Compagnia stupenda di Toni OrcoSciamano armato di birre per il dopo gara e migliaia (letteralmente) di storie, aneddoti, racconti di gare, vacanze, vita.


sabato 30 luglio 2016

Monte Rosa Walser Trail Gressoney-La-Trinité (Ao) 30 Luglio 2016


Classifica Monte Rosa Walser Trail 2016
Sito Monte Rosa Walser Trail

Dal racconto dell'OrcoMami

Ovvero "Il  canto del cigno e la nuova libertà"

Monterosa  Walser Trail , Gressoney 30-31 luglio 2016
Piero, Gianni, Albino ed io  ci siamo lanciati  in questa  avventura sperando di dare una rifinitura  all’allenamento per il TOR, invece …..

Ma veniamo  ai numeri.
114  KM
9500D+
35  ore di tempo  massimo
L’Ambiente : Monte  Rosa

Quattro  dati per intendere che poteva  essere un gran bell'allenamento finale, ma già al  momento dell' iscrizione  avevamo avuto i primi dubbi perché il dislivello pareva essere troppo in relazione  ai km totali. Dubbi che poi si son rilevati corretti.
L’idea  era di impostare una gara  in conserva. Stare nel tempo massimo e non farsi del male più di tanto.
Sto usando queste  parafrasi  per dirvi  la vera  e dura verita’ :  169   I  PARTENTI …MA  ARRIVATI AL TRAGUARDO  SOLO  72 !!
Mai visto una cosa  simile!
Come  mai? L’arcano si svelerà nelle prime ore di gara.
Partiti da Gressoney  La Trinitè al buio delle 5 con la  frontale accesa sotto un cielo stellato  degno della notte di San Lorenzo. Si inizia a salire ad un ritmo medio per i primi 500 mt  disl.
Poi il gruppo si sgrana; inizia una piccola discesina su sterrato che aiuta  a sciogliere i muscoli della prima salita.

Imbocchiamo ora il vallone  di Salza e la pendenza si fa subito irta e bisogna per forza mantenere una  andatura consona al chilometraggio totale che ci aspetta.
Invece  veniamo superati da vari gruppetti che tengono ritmi decisamente da… mezza  maratona,  e che  baldanzosi  si inerpicano su  per il  sentiero.
Andiamo innanzi, raggiungiamo dopo oltre 1000D+, il passo  SALZA  a  2882 mt di  quota.
Improvviso e violento come un fulmine, il primo sole del giorno ci inonda del suo calore benefìco; ora scendiamo fino a costeggiare il lago del Gabiet ed  al ristoro di  Rong si riprende subito a salire. Il sentiero  ripidissimo ed a tornanti  si innalza verso il colle di Valdobbiola  e poi continua in falsopiano alla volta del colle di Valdobbia .
La pendenza è davvero terribile e son di nuovo piu di 1000D+!
Ci  scambiamo occhiate ma nessuno  di noi riesce  ad  avere un  passo più svelto. Guardo il  mio Garmin e vedo che  in 1km (il 27°) si sale  di 312D+!
E’ DURISSIMA…ma eccoci al punto dolente, vediamo  ancora  alcuni concorrenti  che passano leggiadri...  e più che altro notiamo che  intorno a noi c’è il vuoto di concorrenti !
Niente  da fare il ritmo cede progressivamente e ben presto comprendiamo che non riusciremo a passare il cancello delle  prime  10 ore entro le 15, come  richiesto.
La cosa ci stupisce non poco perché comnque avanziamo  ai 3,5 km /ora  che in un trail con  1000D+ ogni 10 km, dovrebbe essere più  che onorevole!
Invece no !

Tutto  questo per dirci, cari  amici che c’è un tempo per ogni cosa nella vita, ed anche nello sport.
 Ebbene  si, abbiamo proprio vissuto intimamente quella amara e al tempo stesso dolce sensazione di quando pur sentendoti bene e rendendo come sempre fisicamente, intorno a te “ gli  altri”  hanno una marcia in più.
Ti rendi conto  che  stai  cambiando.
Ti rendi conto che il tuo fisico sta cambiando.
Ti rendi conto che il trail sta cambiando con i suoi ritmi  che son ora per te più difficili  da tenere.
Ti rendi conto di quanto sei comunque fortunato ad essere li’ alla tua età ma… ma ... ma... ma...
Ti rendi conto, e per fortuna lo condividi con i tuoi coetani sessantenni, che si deve fare una riflessione.
Ti rendi conto che il famoso “CANTO DEL CIGNO” …  forse  esiste.
Anzi esiste.
Insomma   capisci che la saggezza dell’età  sta proprio nel saper cogliere i segnali del tuo corpo e della  testa.
La saggezza sta forse nel capire che è meglio modellare, mitigare adattare le tue pretese alla tua  realtà storica, alla tua età.

Arriviamo  ai cancelli  fuori tempo  massimo, ci fermano.
Non siamo tristi: abbiamo in  realtà avuto una grande opportunità per la nostra passione sportiva: quella di fermarci un attimo e di riflettere. 72 atleti arrivati al traguardo su 169 partenti . Erano eccessivamente stretti  i tempi  dei cancelli? Era una gara eccessiva con troppo dislivello in rapporto ai km? Erano tutti troppo forti?..Eravamo noi che..
Non importa  la  risposta. Quello che importa è che abbiamo avuto una grande occasione per riflettere su noi stessi. Riflettere su come  e dove  andiamo, con le scarpette  ai piedi.
Il trail  oggi è indubbiamente cresciuto sia come  numero di gare proposte agli appassionati, sia come chilometraggi di lunghezza e sia come velocità minime  richieste.
Nella  mente  si affollano i ricordi della CRO-MAGNON 2008 quando le forze fisiche erano maggiori  e forse lo spirito di avventura aleggiava con tonalità più forti  di oggi.
Tutto si evolve a questo mondo ed anche il trail non si sottrae a questa legge.
Prendiamone atto e gustiamoci questa bella sensazione di  “maturità”: sta ad ognuno di noi fare tesoro di queste esperienze per meglio vivere nel futuro lo sport.
Sicuramente  con  il Monterosa Walser TRAIL, il vero TRAIL  pare averci dato l’occasione di cantare il ” CANTO DEL CIGNO “.
L’ENDURANCE  invece  ha ancora  qualcosa  da dirci : il TOR  DES GEANTS è lì che ci aspetta con la sua follia  di numeri , con il suo ritmo a km/h/disl  più consono, con i suoi limiti estremi, con i suoi spazi immensi, con il suo coacervo di sensazioni.
Andiamo incontro a quest’altra opportunità sereni con i nostri numeri: quelli  dei km e dislivelli percorsi in allenamento e…quelli dell’età.
Staremo a vedere !!

Bici BdC Pian di san Nicolao (Moncenisio) - Plan du Lac (loc. Bellecombe Termignon) Haute Maurienne (F) 30 Luglio 2016

Foto Bici bdc Plan du Lac 2016

Dal racconto dell'OrcoBee

E' l'ultimo fine settimana di luglio, per domenica le previsioni non sono granchè, molti orchi sono impegnati nelle più svariate attività che la natura ci può proporre...che si fa?
Propongo a Gabriella alias Orco730 la riedizione di un giro in bici da corsa che avevo fatto qualche anno fa con amici ciclisti; la salita al Plan du Lac, splendida località montana nella Haute Maurienne, dai cugini francesi, oltre il Moncenisio.
Allora ero sicuramente meno allenato di adesso ma ricordo una salita con pendenze di tutto di rispetto che porta ad uno degli altopiani alpini più belli che avessi mai visto, con annesso rifugio.
Orco730 non si fa di certo pregare e ci troviamo puntuali a Rivoli il sabato mattina, destinazione Piana di san Nicolao, dove abbiamo deciso di fissare la partenza. Su per le rampe del Moncenisio incrociamo parecchi ciclisti, la giornata e bella anche se meteoFrance parla di possibili temporali sulle montagne di confine già nel pomeriggio.

Parcheggiata la macchina, alle 9:15 siamo in sella ed affrontiamo le scale del Moncenisio e poi approdiamo al Plan de la Fontanette dove facciamo tappa per un caffè. Dopo aver sventato il tentativo maldestro del barista di fregarci con il resto (Ehi ragazzo!! Orco730 mica per caso!) ci fiondiamo giù verso Lanslebourg (e pensiamo che dovremmo comunque rifare la strada di ritorno nel pomeriggio...in salita!).

Svoltiamo poi a sinistra in direzione Termignon dove, qualche centinaio di metri prima dell'abitato, si stacca una stradina che conduce a Bellecombe – Plan du Lac (il cartello dice 12 km ma in realtà sono quasi 14). La strada in effetti sale abbastanza decisa, non si tratta di pendenze proibitive ma spesso si assapora il 10% e comunque si viaggia sempre intorno all'8%. Ma la vera piaga del giorno non è tanto la salita quanto il terribile assalto di centinaia di noiosissime mosche! Attratte dall'emissione di notevoli dosi di anidride carbonica / sudore, ci accopagnano per tutta la salita, un vero e proprio strazio!. Al dodicesimo km la salita non è ancora conclusa, il cartello era in effetti traditore! Io mi ricordavo un bel pianoro negli ultimi tre km ma in effetti è vero che i  ricordi delle fatiche si eliminano, mentre si tende a ricordare più facilmente l'appagamento della conquista. La strada sale ancora per un km e mezzo circa mentre sono solo gli ultimi 300 metri a farci rifiatare!
Ma tant'è, siamo arrivati, il posto è bello come me lo ricordavo ma il cielo oggi è sporcato da nuvoloni grigi che incombono sulla cornice delle montagne tutte intorno al rifugio.

Ci rifocilliamo e dopo una mezz'ora di sano “svacco” inforchiamo nuovamente le bici per far ritorno alla macchina. Fino a qui sono 45 km e 1500 metri circa di salita. Dopo la bella discesa ci aspetta il ritorno a Lanslebourg e poi la risalita al Moncenisio per accumularne altri 900 circa.
Nel frattempo il grigio è sempre più esteso e comincia a cadere una leggera pioggia. Acceleriamo il passo per cercare di evitare la doccia. Sulla salita del Moncenisio tutto sommato è una condizione che ci avvantaggia. Sono le 14.30, sotto il sole cocente avremmo certo patito maggiormente.
Arrivati al colle l'Italia ci accoglie nuovamente con il sole! Affrontiamo il lungo falsopiano che costeggia la diga e ci buttiamo a tutta verso la macchina che si trova su uno spiazzo dove ci dobbiamo far largo in mezzo a una ventina di scatenati motociclisti. Alla fine abbiamo accumulato quasi 2500 metri dislivello in 90 km scarsi...niente male!
W le salite! W Gli Orchi!